Antonio Rinaldi, la collaborazione vale più della competizione

0
390

Antonio Rinaldi è un ingegnere gestionale, membro della Commissione Meccanica Industriale dell’Ordine di Parma, con dodici anni di esperienza in consulenza manageriale, controlling, business planning e gestione di sistemi ERP multi-countries, con una profonda conoscenza delle metodologie di project & portfolio management.

E’ un manager versatile, orientato all’innovazione, abituato a lavorare a stretto contatto con il top management aziendale, principalmente CEO e CFO.

La sua preparazione professionale è stata integrata con un master specialistico in corporate finance e un executive master in investment banking.

Vincitore del People Award 2010 “for the best collaborative attitude”, Special Mention 2013 come project manager del progetto SAP R&D, e relatore in svariati congressi internazionali, Antonio è profondamente convinto che la leadership sia un processo collaborativo volto ad ottenere risultati.

Gli abbiamo fatto qualche domanda per conoscerlo meglio (l’intervista è stata tradotta anche in inglese), e lo abbiamo invitato a tenere un incontro aperto al pubblico venerdì 21 dicembre, ore 18.00, presso il Coworking SmartLab di Manfredonia, sua città natale.

L’invito, che lui ha prontamente raccolto, lo estendiamo a tutti. Non solo a partecipare, ma anche a contribuire al confronto avviato con il progetto Capitanata Chiama e ad ampliare e strutturare la rete tra chi va via e chi resta in provincia di Foggia.

Il coworking SmartLab, partner di Capitanata Chiama dalla primissima ora, è co-organizzatore dell’evento.

INTERVISTA

1. Come ogni manager che si rispetti, sei una persona dinamica. Per tua stessa ammissione, sei convinto che è indispensabile formarsi costantemente tanto quanto mettersi in gioco. Qual è l’insegnamento più importante che ti ha trasmesso sul campo, fin qui, la tua esperienza decennale in consulenza manageriale e business planning? 

L’insegnamento più importante è che le persone fanno la differenza: non faccio uso del classico slogan aziendale, ormai obsoleto, al quale non credono più neanche loro, ma semplicemente ho avuto modo di sperimentare in prima persona che il successo di un progetto, di un gruppo di lavoro, di un’azienda, dipende dalla capacità di valorizzare le persone e ispirare la loro creatività. Il concetto è piuttosto ampio: sono fermamente convinto che il successo di un’azienda non siano solo i soldi ma, come diceva Olivetti “La fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia. Io penso la fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica”. Nella realtà italiana di oggi c’è tantissimo lavoro da fare per convincere imprenditori e top manager che una persona motivata produce e rende (anche in termini monetari!) molto di più di una oppressa; il 26 giugno di quest’anno il sole 24 ore scriveva “L’Italia è la maglia nera tra i Paesi industrializzati per i livelli di produttività non solo dalla crisi a oggi, ma almeno dal 2001”. Avrei tanti aneddoti da raccontare, mi viene in mente quando venni incaricato di condurre un’analisi sui carichi di lavoro di 5 filiali (UK, USA, Francia, Danimarca e Italia). Nessuno, all’interno delle quattro filiali estere, intendeva il concetto di “timbratura” come controllo delle attività di un dipendente: all’estero si timbra esclusivamente per motivi di sicurezza, cioè per segnalare la presenza in caso di incendi o altri problemi. I dipendenti non vengono valutati in base a quante ore scaldano la sedia in ufficio -a volte in Italia viene monitorata persino la pausa pranzo!- ma a risultati semplici, chiari e oggettivi. Tengo a precisare che l’estero non è il paradiso e non sono tutti fenomeni, motivo per il quale noi italiani siamo doppiamente colpevoli della situazione in cui ci troviamo.

2. Hai girato il mondo e fatto diverse soste in America, la patria del marketing e del web marketing. Cosa “impianteresti” più di ogni altra cosa sulla cultura aziendale italiana e cosa, invece, valorizzeresti del nostro modo di fare impresa? E sul marketing a che punto siamo?

Trapianterei nella cultura italiana la capacità di pensare in maniera differente, in qualunque ambito, dai commercialisti ai notai, dai tecnici informatici ai pasticceri. Dire “abbiamo sempre fatto così” crea un circolo vizioso nel quale si resta impigliati: occorre studiare, studiare, studiare per creare il circolo “virtuoso” del miglioramento continuo: se le vendite calano, studio un canale alternativo; se i margini calano, analizzo la mia struttura dei costi; se gli utili sono positivi, ma non ho soldi in cassa, studio il mio ciclo finanziario. Sto semplificando, ma il ragionamento può essere esteso a qualunque aspetto della vita lavorativa e personale. Delle imprese italiane valorizzerei sicuramente l’estro, molto spesso soffocato da gerarchie inopportune che distruggono valore: bada bene, l’estro non è anarchia – anche la ricerca scientifica e tecnologica devono essere gestite e opportunamente guidate per generare idee di valore. Sul marketing penso sinceramente che ci sia tanto da…indovina? Studiare! Di recente il direttore marketing di una nota azienda mi ha confidato che il loro business model prevede principalmente la vendita porta a porta (!): ovviamente, sono in enormi difficoltà, e non hanno mai minimamente pensato di affidarsi alle tecnologie più progredite per comunicare ai potenziali clienti il valore del loro prodotto. Penso sinceramente che nei prossimi 5 anni ne vedremo delle belle, grazie a big data e intelligenza artificiale: se già oggi ci stupiamo di leggere banner pubblicitari relativi a prodotti che “casualmente” ci interessano, a breve le aziende adotteranno politiche di marketing ad personam, indirizzando peculiarmente gli sforzi sul singolo consumatore “obiettivo”. In Italia, come tu m’insegni, siamo pericolosamente indietro, il che però apre vere e proprie praterie a quei pochi che vogliono concentrare i propri sforzi professionali in questo campo, sfidante ma affascinante.

3. Un management efficace e una innovazione intelligente fanno certamente la fortuna di un’azienda. Ma in che modo questo binomio può riflettersi positivamente sulla vita delle persone, a partire da quelle che in azienda ci lavorano tutto il giorno? 

Ribadisco che l’azienda non ha senso d’esistere se ha come unico fine quello di arricchire i soci: l’apporto sociale dell’impresa è potenzialmente immenso. Personalmente, aumenterei molto l’incidenza della componente variabile dei compensi dei dipendenti, agganciandola a risultati chiari e oggettivi, sia dell’azienda che del dipendente medesimo. L’azienda va male: un po’ meno a tutti; l’azienda va bene: distribuiamo un po’ di ricchezza a chi l’ha costruita. Al giorno d’oggi -assurdamente- persino lo smart working, cosa che predico da oltre 10 anni, viene vista come un premio di chissà quale valore per il dipendente, come una concessione suprema. La possibilità di lavorare ovunque, fatti salvi gli ovvi e necessari momenti di confronto e i lavori che richiedono presenza fisica (ad esempio sulle linee di produzione), incrementa la produttività perché il dipendente non si sente oppresso e gestisce con meno ansia il suo tempo: non deve perdere mezz’ora per chiedere un permesso di un’ora a tre persone nella scala gerarchica tramite una complessa procedura prevista dal gestionale aziendale per andare dal dentista o a prendere il figlio a scuola. Lo strumento più efficace per il tanto agognato CONTROLLO dei dipendenti è e resta uno: la misurazione dei risultati e, conseguentemente, la corresponsione o meno della parte variabile dello stipendio, fatti salvi -è ahimè utile sottolinearlo- tutti gli aspetti legati alle tutele contrattuali e alla sicurezza sul posto di lavoro.

4. La collaborazione vale, anche in termini monetari, più della competizione. Questa frase è tua e rappresenta in maniera emblematica la tua idea di leadership. Confessa: quante volte ti è costato fatica non rinunciare a credere in questo assunto?

Bravo, mi hai beccato 🙂 è in realtà uno sforzo continuo e costante, che porto avanti da quando ho memoria: la collaborazione è la chiave per la risoluzione di qualunque situazione. Si può sempre arrivare ad un compromesso win-win: tutto dipende dall’equilibrio temporaneo che si riesce a raggiungere. Come dire, cedo un po’ oggi ma sono convinto che il vantaggio di una relazione proficua a lungo termine sia superiore alla mia concessione odierna. Devo ammettere, molto onestamente, che ho preso alcune severissime lezioni all’interno di realtà -aziendali e non- che la pensano in maniera diametralmente opposta ma, ancora una volta, mi piace pensare che la diffusione della cultura della collaborazione sia una “malattia” contagiosa e sono sicuro sia una carta vincente per tutti.

5. L’ultima domanda la riserviamo solitamente alle previsioni sul futuro del nostro Paese. Un paese da dove i dati attestano che si continua a partire senza far ritorno. I cervelli in fuga si dividono in due grandi famiglie: quelli che tornerebbero anche domani, e quelli che mai e poi mai. Vogliamo provare a buttar giù un business plan per invertire la tendenza?

Ascolta bene quello che ti racconterò il 21 dicembre al Coworking SmartLab di Manfredonia, allora 🙂

ENGLISH VERSION

1. As most of the managers, you are a dynamic man. As per your own statement, you are sure that a continuous learning is mandatory, as well as embrace challenges. What is the most important lesson you have learnt from your 10 year experience in management consulting and business planning?

The most valuable leasson I have learnt is that people make the difference: I am not using the classic, old-fashioned corporate slogan, which the companies themselves disbelieve but, frankly, I have had the occasion to touch with my own hands that the success of a project, a team, a company, depends on the ability to give people value and inspire their creativity. The meaning is quite ample: I am strongly certain that the success of a company is not only cash but, as Olivetti used to say “La fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia. Io penso la fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica”. Today, in Italy there is a lot of work to do to persuade entrepreneurs and top managers that a motivated person produces and adds value (even in financial terms!) much more than a downtrodden one; the 26th of june, il sole 24 ore wrote “L’Italia è la maglia nera tra i Paesi industrializzati per i livelli di produttività non solo dalla crisi a oggi, ma almeno dal 2001”. I could tell many anectodes, I remember when I was appointed to run a deep analysis about the workload of 5 subsidiaries (UK, USA, France, Denmark and Italy). Nobody, within the four foreign subsidiaries, meant the “swiping” as a way of controlling employees: abroad, the swiping is exclusively for safety reasons, in other words to communicate one’s presence in the building in case of fire or other issues. Employees are not judged according to the time spent to “warm their chairs” -sometimes, in Italy, employers monitor even the lunch break!- but relying upon simple, clear and objective results. I personally deem very important to point that “abroad” is not a heaven full of geniuses, a further reason why we Italians are twice guilty for our own situation.

2. You travelled the world and landed several times in America, “home” to marketing and web marketing. What would you “implant” on italian corporate culture and what, would you enhance in our way of business? Concerning marketing, where are we?

In the italian culture, I would implant the ability to think different, in every field, from accountants to notaries, from IT technicians to patissiers. “We have always acted this way” starts a vicious circle that snags the company: we must study, study, study to implement the “virtuous” circle of continuous improvement: if sales drop, we study an alternative channel; if margins drop, we analyze our cost structure; if profit is positive, but we got no money, we study our financial cycle. I am supposing things are easier than they actually are, but this consideration can be extended to all sides of life, both work and personal. Things to enhance and rely on: for sure italian brilliance, often repressed by useless hierarchies which destroy value: mind that brilliance is not anarchy – even scientific and technological research must be managed and fairly driven, in order to generate valuable ideas. About marketing, i sincerely think that there is a lot to…guess what? Study! Recently, the sales director of a well known company told me that their business model leans mainly against door-to-door selling (!): clearly, they are in severe difficulties, and never thought to entrust advanced technologies to communicate the value of their product to potential customers. Frankly, I do think that in the next 5 years we are going to see some serious surprises, thanks to big data and artificial intelligence: if today we got astonished by reading some advertising on products that “accidentally” fit our interests, soon some companies will start to implement ad personam marketing, addressing their efforts on the single “target” customer. In Italy I fear we are dangerously underdeveloped, which on the other side leaves a lot of opportunities to those few who want to focus their professional effort in this field, challenging but fascinating.

3. An effective management and a smart innovation are for sure the main pillars of a company’s fortune. How this duo can positively affect people’s life, from those who work in the company every day?

I restate that the company has no sense if its only aim is to make the owners richer: the social impact of a company is potentially huge. Personally, I would increase the incidence of the variable salary significantly, linking it to clear and impartial results, performed by the company or by the worker him/herself. The company goes bad: less to all; the company goes well: let’s distribute a little of wealth to whom built it. Nowadays -ridiculously- even smart working, which I have recommended for more than a decade, is seen as an unbelievable recompense, like a supreme favor. The opportunity to work everywhere, excluding the necessary meetings and some jobs that require physical presence (e.g. the manufacturing lines), increases the productivity because the worker does not feel repressed and he manages his time with less stress: he avoids to waste half hour to ask for one hour leave to three people on the hierarchic scale with a complex procedure managed by the corporate system, to go to the dentist or to his kid’s school. The most effective way to desperately CONTROL employees is one and only one: assessing the performance and, as a consequence, paying or not the variable part of the wage, preserving -it’s worth to underline it, unfortunately- all the aspects regarding contractual protection and safety on the workplace

4. Collaboration is worth, even in financial terms, much more than competition. This is an emblematic statement that represents your idea of leadership. Confess: how many times you struggled to sustain this assumption?

Bravo, you caught me 🙂 actually, it’s a continuous and steady struggle, which I have been carrying over since ever: the collaboration is the key to resolve every situation. You can always achieve a win-win compromise: it all depends on the temporary balance you are able to get. In other words, today I am giving something, but I am sure that the benefits connected to a fruitful long-term relationship is higher than my today’s concession. I must admit, very honestly, I suffered some super-severe penalties in some contests -corporate and non- which adopt a diametrically opposite point of view but, again, I like to think that the culture of collaboration can be spread as a contagious “disease” and I am confident it will turn into a winning card for all

5. Usually, last questioni s about the forecast of our Country. Data show that people keep on leaving. The “brain drain” is made of two big clusters: those who would come back tomorrow, and the “never and ever”. Could we draft a business plan to reverse the trend?

Then listen carefully to what I am going to tell you on December 21st in Manfredonia 🙂

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here